Agriturismi in Valle d'Aosta
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Agriturismo valle-d-aosta
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L'unità della Valle d'Aosta non esclude la varietà paesistica e, ancor più, quella antropica. Dal ramo principale, solcato dalla Dora Baltea, si dipartono sei valli a nord e otto a sud, che conducono alle creste delle Alpi Pennine e Graie e del massiccio del Gran Paradiso. Il fondovalle è a poco più di 300 metri di altitudine, a Pré-Saint-Didier intorno ai mille, come dire: collina e montagna. Le due pareti di monti, che fanno da barriera visiva ai lati, determinano la variabile verticale: in basso, campi, vigneti e attività antropiche, poi villaggi inerpicati ai quali l'occhio non vede come si arrivi, chiazze di alpeggi, rocce spoglie, cascatelle che gelano in inverno; prima del cielo i ghiacci.


Foto http://outdoors.webshots.com/

Castelli e rovine di castelli nel piano, sugli spuntoni di monte, a guardia di paesaggi, affascinante residuo della storia. Il Monte Bianco, con i suoi 4.807 metri, chiude la vallata. Uno dei tanti itinerari è quello che da Saint-Vincent e Chatillon porta a Breuil-Cervinia, ai piedi del ghiacciaio del Plateau Rosà e dei 4.478 metri del Cervino: dal paesaggio severamente alpestre della bassa valle con la sua atmosfera tardogotica e feudale dei suoi castelli, ai prati, ai paesi, alle suggestioni delle vette della Valtournenche. Emozionante la visita al Gran Paradiso, il parco dello stambecco, prima area protetta ad essere istituita in Italia.
Ma la Val d'Aosta non è solo montagne e castelli: nel corso dei secoli, il duro lavoro dell'uomo ha strappato lembi di terra alla roccia e ha reso possibile la coltivazione della vite a quote impensabili: poche le cantine ma eccellenti i vini prodotti (Chardonnay, Pinot Gris, Pinot Noire soprattutto).  Scritti di autori latini testimoniano come qui, fin dall'epoca romana, esisteva una fiorente attività agricola. La cucina valdostana è fatta di piatti semplici e genuini, poveri negli ingredienti ma ricchi nei sapori, dai quali si sprigiona il forte legame con l'agricoltura. Regina incontrastata è la Fontina, elemento base dalla gastronomia locale. Questo formaggio, oltre ad essere consumato crudo, viene utilizzato per la preparazione di prelibati piatti come la fonduta o la zuppa valpellinetze. La maggior parte del latte prodotto dalle bovine di razza valdostana viene utilizzato per la produzione del Fromadzo Dop, della toma di Gressoney, del réblèque e del salignőn. Altri prodotti tipici sono il lardo d'Arnad, lo Jambon de Bosses, la mocetta, il pan di segale, la polenta e tantissimi altri.
La tradizione gastronomica della Val d'Aosta è legata agli ortaggi, al cavolo soprattutto, al pane di segale, alle castagne, e, in misura molto contenuta, al latte, alla caccia e agli animali da cortile di cui i meno abbienti si riservavano le parti non commerciabili. La cucina dei benestanti era molto diversa: più varia e pregiata, aveva raccolto i suoi alimenti proncipali dalla cucina francese e svizzera. La cucina valdostana è tipicamente di montagna; manca, ad esempio, della pasta, sostituendola nelle famose “zuppe valdostane” con pane, riso, formaggio o addirittura castagne.
Le particolari condizioni climatiche, unitamente alle caratteristiche dei terreni e alla loro esposizione, giacitura e pendenza, sono i punti di forza della viticoltura valdostana che, inserita in un ambiente ancora incontaminato, ha saputo evolversi con modernità e oggi rappresenta una realtà di grande valore. A Morgex, in Alta Valle fino a 1225 m, si trovano i vigneti più alti d'Europa. Punta di diamante di una produzione limitata ed esclusiva è la riscoperta di alcuni vitigni autoctoni, inseriti nella Denominazione di origine controllata Doc “Valle d'Aosta- Vallée d'Aoste” che racchiude il meglio della produzione regionale.
Un tradizionale rito valdostano, che allontana i brividi del freddo e predispone alla socialità, è il caffè valdostano: ognuno beve a turno da un beccuccio della “grola”, vaso di legno tornito con coperchio, che la leggenda vuole collegato al Graal, il calice che Gesù avrebbe usato nell'Ultima Cena. 

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