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Famosa soprattutto per la bellezza delle coste, delle isole e del mare, la Sardegna è ricca anche di testimonianze archeologiche, di monumenti e di una natura in gran parte incontaminata. I nuraghi sono sparsi in tutto il territorio, da Barùmini a Orròli, da Santu Antine a Silanus. Oltre che per la Costa Smeralda, la Sardegna settentrionale è celebre per le sue numerose chiese romaniche sparse nella campagna del Logudoro e della Gallura. Nella Barbagia e nella costa orientale, interessate dal grande Parco del Gennargentu e del Golfo di Orosei, è la macchia mediterranea a regnare sovrana in vallate isolate e su cime inaccessibili. La costa meridionale e quella occidentale offrono interessanti rovine puniche (Nora, Sant’Antioco, Tharros).

Lontana, in mezzo al mare, la Sardegna è stata per millenni ai margini della storia e dei commerci del Mediterraneo: un mondo a parte, splendido e peculiare. Poi, di colpo, il XX secolo è piombato sull’isola, con il sogno dell’industria, il boom del turismo, con un afflusso di visitatori estivi in crescita inarrestabile. Ma confondere l’anima sarda con il bianco delle spiagge e il blu del mare è un errore. Certo, le coste sono splendide, ma è soprattutto l’interno dell’Isola, stranamente selvaggio e impervio pur essendo privo di grandi montagne, a meritare una visita più approfondita. L’ambiente naturale è ricchissimo, fatto di luoghi completamente diversi, di panorami che mutano notevolmente in pochi chilometri. La presenza dell’uomo nell’interno ha origini millenarie: le vestigia delle antiche civiltà dei re pastori costellano l’isola, a riprova del fatto che i Sardi, da sempre, hanno preferito guardare verso l’interno della propria terra invece che scrutare i lontani orizzonti marini. Dal mare, come dice un proverbio sardo, venivano ladri e predoni : furat chie venit da-e su mare.
Antichissime sono le origini della civiltà della Sardegna. I primi uomini la raggiunsero attraversando un ponte di terre emerse probabilmente fra 450 e 150.000 anni fa; poi una serie di culture diverse dominò l’isola fino all’avvento della civiltà nuragica dei re pastori, che ha lasciato eccezionali testimonianze. Tra i circa 7.000 nuraghi costruiti in terra sarda, alcuni sono giunti fino a noi in ottime condizioni. I Fenici raggiunsero la Sardegna 1.000 anni prima di Cristo e si stabilirono sulle coste (Tharros, Nora, Bithia e Cagliari); anche i Romani, al termine delle guerre puniche, si insediarono sull’isola. Il controllo romano durò circa sette secoli e lasciò una serie di testimonianze importanti, ma alla caduta dell’Impero l’isola divenne nuovamente terra di conquista. Vandali, Bizantini, Arabi si disputarono a lungo i favorevoli approdi sardi, fino a che le repubbliche marinare di Pisa e di Genova fecero la loro comparsa sugli agitati mari della Sardegna. A questo periodo risale la fioritura dello stile romanico sardo, poi tramutato, dopo la conquista aragonese, in gotico. Dopo 400 anni di dominio spagnolo, la Sardegna venne assegnata all’Austria che l’avrebbe ceduta, nel 1718, alla casa Savoia. Il regno di Sardegna sopravvivrà fino all’Unità d’Italia. Dopo un lento sviluppo economico, solo negli anni Cinquanta del Novecento verranno bonificate le paludi e gli stagni costieri: questo segnerà l’inizio del turismo e della storia della Sardegna di oggi.
In ogni stagione una vacanza sull’isola offre spunti di grande fascino e suggestione. La primavera è senza dubbio il momento migliore della Sardegna: nella macchia fioriscono mille essenze profumate, boschi e prati sono verdi e la temperatura permette già, a partire da maggio, il bagno nel mare turchese delle insenature più riparate. La Pasqua, festeggiata con processioni colorate, è uno dei momenti principali per la religiosità sarda. L’estate è il trionfo del mare e degli sport acquatici; sulle colline dell’interno il caldo è notevole, ma nelle aree più alte si può programmare una fresca vacanza. I mesi autunnali sono il periodo della vendemmia, momento importante nelle vaste aree collinari dell’isola. In autunno si apre la caccia, in particolare al cinghiale, che arricchisce la cucina dei forti sapori della macchia e del bosco. La raccolta delle castagne in montagna spesso culmina in sagre e feste. In inverno la neve può cadere copiosa sulle montagne del Gennargentu e talvolta arriva a imbiancare anche le alture minori e il paesaggio pietroso e grigio del Supramonte. Ogni borgo organizza la processione dedicata al santo patrono, e ogni santuario si anima almeno una volta all’anno delle processioni e delle tavolate dei pellegrini che accolgono con grande ospitalità anche turisti e forestieri.

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