Agriturismi nel Friuli Venezia Giulia - La Carnia
Tolmezzo, Ravascletto, Ampezzo, Sauris, Forni

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La Carnia occupa l’estremità nordoccidentale del Friuli Venezia Giulia ed è interessata dall’alto corso del fiume Tagliamento, a monte della confluenza con il fiume Fella. A ovest c’è il Cadore Veneto, a nord l’Austria; il confine con il Tarvisiano è segnato dal Canal del Ferro, solcato dal fiume Fella che confluisce nel Tagliamento poco prima di Verzone. Abbandonati gli ultimi scampoli di pianura friulana, il paesaggio, inizialmente dolce e collinare, si fa decisamente alpino spingendosi verso nord, lungo l’Ampezzano e la regione di Sauris, o lasciando il corso del Tagliamento per risalire lungo le valli laterali: il canale d’Incaroio, il canale di San Pietro e soprattutto quello di Gorto e da qui per la val Pesarina. Abitate fin dal neolitico, le valli della Carnia hanno costituito un punto di passaggio tra le civiltà mediterranee e quelle del Nord Europa. Durante l’età del ferro vi si stanziarono i Carni, una tribù celtica che diede il nome alla regione e in seguito venne assorbita dall’espansione di Roma. Alla caduta dell’impero succedette, come nel resto della regione, la dominazione dei duchi longobardi del Friuli, cui seguì il controllo del potente Patriarcato di Aquileia e quindi di Venezia. Sottoposta agli Asburgo per tutto l’Ottocento – tranne la breve parentesi del napoleonico Regno d’Italia (1805-1814) – la Carnia tornò ad essere italiana dopo la Grande Guerra che la vide tragico teatro di decine di migliaia di caduti.
Il passato di questa terra, così ricco di influssi, intrecci, anche traumatiche intrusioni, è ancora presente nelle tradizioni periodicamente reinterpretate e rivissute dai suoi abitanti: dalle ancestrali cerimonie agricole legate al susseguirsi delle stagioni e compiute perpropiziare il raccolto dei campi, ai riti religiosi dell’Epifania o del Carnevale, fino al ricchissimo patrimonio di fiabe e leggende sopravvissute grazie alla tradizione orale, connubio di concretezza e fantasia che rende ancora più misterioso e affascinante andarsene a passeggio per i prati e i boschi delle montagne carsiche.
Anche la cultura materiale affonda le sue radici in tradizioni remote: nell’area di Sauris in particolare si parla una lingua che rimanda a un arcaico tedesco, i cibi – i buonissimi salumi affumicati, i formaggi salati, i cereali e le erbe spontanee – perpetuano antichi autoctoni sapori, le manifatture artigianali esprimono sapienza del fare coniugata con l’asciutta eleganza dell’utile.

Malga in Carnia Malga nella Carnia (foto www.viverearagogna.it)

Tre gli itinerari proposti per visitare la Carnia.
Il primo parte da Tolmezzo, storicamente il suo centro principale, e giunge a Ravascletto, piccola perla racchiusa nel guscio delle Alpi Carniche.
Tolmezzo è una cittadina dal volto pulito e suadente, con belle vie porticate e importanti palazzi, tra cui quello settecentesco di Jacopo Linussio. In tempi lontani capoluogo fu Iulium Carnicum, l’odierna Zuglio, che i Romani avevano edificato a  difesa del territorio montano istituendovi un municipio. Dell’antica grandezza di Zuglio sono viva testimonianza i resti del foro e i tanti materiali conservati nel locale museo archeologico.
I centri abitati del comune di Ravascletto sono documentati fin dal sec. XIII e si caratterizzano per la presenza di alcuni interessanti esempi di casa carnica: tra queste, casa da Colauda del sec. XVI e le  settecentesche casa Baldisar, casa in Luc, casa de Stalis. Per quanto riguarda gli edifici sacri, meritano una visita la settecentesca parrocchiale di San Matteo Apostolo, e la  chiesa di Zovello. Da Ravascletto si può raggiungere in funivia il monte Zoncolan, attrezzata stazione sciistica.
Il secondo itinerario si snoda da Ovaro a Prato Carnico alla scoperta della val Degano, o Canale di Gorto, e della Val Pesarina. Numerosi ritrovamenti attestano che la valle di Gorto, di cui Ovaro è il comune più importante, era abitata fin dall'antichità, ma il documento più antico in cui si nomina la valle risale al 1119, ed è quello di fondazione dell'abbazia di Moggio cui la pieve di Gorto era subordinata. La pieve di Santa Maria sorge vicino alla frazione di Cella, su uno sperone di roccia a fianco del cimitero, ed è uno degli edifici più antichi del Friuli (VIII secolo).
Il terzo itinerario attraversa la val Lumini toccando i comuni di Ampezzo, Sauris, Forni di Sotto e di Sopra.
Ampezzo è un tipico borgo montano e conserva ancora case loggiate, come il palazzo seicentesco delle famiglie Beorchia-Nigris. Il luogo viene citato per la prima volta in un documento di età longobarda del 762, ma la sua origine risale probabilmente all'epoca romana. È luogo di partenza per numerose escursioni, tra cui quella  della spettacolare forra (detta Sac de Coronis) del torrente Lumiei, e quella del Passo del Pura.
Il paese di Sauris è posta nel mezzo di una bellissima conca, a più di 1200 metri di quota, ed è circondato da alte e selvagge montagne. Qui si rifugiarono in un remoto passato (probabilmente nel XII secolo) popolazioni provenienti dalla Carinzia, come testimonia l’antica parlata tedesca che ancora vi si pratica. Anche le architetture tipiche risentono della tecnica costruttiva tedesca, con abitazioni in pietra nella parte inferiore e in tronchi sovrapposti in quella superiore,  e copertura in scandole di legno. In una di queste costruzioni ha ora sede il locale Centro etnografico. Sauris è da sempre legato al culto di S. Osvaldo di Nortumbria, al quale è stato dedicato il Santuario e dove si conserva una reliquia del Santo.
Forni di Sotto, come la vicina Forni di Sopra, sono due attrezzate località di villeggiatura estiva e invernale (con alcuni di impianti di risalita); parte dei territori comunali fanno parte del Parco Regionale delle Dolomiti Friulane.

Sauris Sauris (foto www.sauris.com)

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