Agriturismi in Basilicata - Vulture e Murgia Potentina
Vulture, Murgia Potentina, Palazzo San Gervasio, Filiano

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Nel XIII secolo, Federico II di Svezia elesse le terre e le contrade del monte Vulture, vulcano spento sin dall’antichità, a sua dimora prediletta. Nei rigogliosi boschi di faggi, querce e castagni ai piedi del doppio cono della montagna, un rilievo isolato rispetto alla dorsale appenninica nord-occidentale, l’imperatore si dedicata allo studio della natura e all’arte della falconeria. Sono sua eredità i castelli che presidiano il territorio del Vulture e la direttrice valliva di collegamento con Potenza. Oltre a una serie di fortilizi ristrutturati e grandiose masserie regie, dove l’imperatore era solito spostarsi con la sua corte itinerante e dedicarsi alla caccia.
Le “Terre di Federico”, che racchiudono ad occidente il Vulture e ad oriente la Murgia Potentina, hanno tre importanti vertici. A nord, ai piedi del Vulture, il castello delle sette torri di Melfi, il più noto della regione, frutto di secolari stratificazioni, nel quale Federico II aveva istituito la corte con gli uffici imperiali e promulgato le Costitutiones Augustales, prima raccolta organica di leggi del Medioevo; a nord-est, a ridosso del Tavoliere delle Puglie, ecco la grandiosa magione imperiale di Palazzo San Gervasio, fatta ristrutturare da Federico II per allevare cavalli, benché il sovrano si fosse già spostato con tutta la sua corte in Puglia; infine, a sud, nella splendida valle di Vitalba, grondante di castagni e vigneti, fece erigere il castello-residenza di Castel Lagopesole, luogo federiciano per eccellenza.
Questa terra non aveva lasciato indifferenti neppure i suoi primi abitanti, i Dauni, i Sanniti, i Lucani, sino ai coloni greci e romani, le cui tracce si possono ripercorrere nel Parco archeologico di Venosa. Dunque un piccolo eden per chiunque voglia esplorarlo a piedi, in bicicletta, in macchina o a cavallo. Dappertutto gemmano bellezze ambientali ed artistiche: i laghi di Monticchio, la riserva delle Grotticelle, la cattedrale romanica di Aderenza. Del resto questa è la terra eletta per la produzione dell’Aglianico del Vulture, vino DOC della regione: proprio quel nero Falerio, decantato dal venosino Orazio Flacco già nel I secolo a.C. che segna la storia di paesi come Rionero in Vulture, Rampolla, Ripacandida, Melfi.
La città di Melfi, conquistata dai Romani nel 291 a.C., vide nei secoli successivi le dominazioni dei bizantini, normanni e svevi con Federico II che restaurò il castello intorno al 1221 ed edificò la torre dell’imperatore. I rifacimenti di Giovanni II Caracciolo, alla metà del ‘400, e infine dei Doria, nella 1549-1590, lo trasformarono in un palazzo dando vita all’attuale edificio disomogeneo e suggestivo. La cinta muraria, che nella forma attuale risale all’età angioina (1277-1281), segue l’orlo del pianoro su cui fu costruita la città, circondato spesso da veri e propri precipizi. Dei quattro accessi originari alla città, resta la Porta Venosina, ancora in funzione e la sola risparmiata dal terremoto del 1851. Molti i monumenti che si possono visitare, come la chiesetta di Sant’Antonio, il Palazzo del Vescovado, la cattedrale di S. Maria Assunta, il Museo Diocesano e il Museo Nazionale del Melfese.
Palazzo San Gervasio è un paesino solare disteso su una collina nei pressi dello spartiacque tra i fiumi Bradano e Ofanto. La sua storia si intreccia a quella del castello normanno-svevo, attorno al quale nell’XI secolo sorsero una serie di abitazioni per la servitù dei signori che lo abitavano. Più volte rimaneggiato, il fortilizio visse il suo massimo splendore nel XVIII secolo, periodo in cui venne incentivata la coltivazione di viti e olivi e la costruzione di diverse chiese e palazzotti nel centro dell’abitato; dove suscita grande interesse l’ottocentesco Palazzo d’Errico, sede dell’omonima pinacoteca e biblioteca.

Castel Lagopesole Castel Lagopesole (foto http://kettner80.altervista.org)

A metà strada tra Melfi e Palazzo San Gervasio, si trova Venosa, antico sito apulo-lucano, che divenne un importante centro commerciale in epoca romana. Degli antichi splendori, oggi restano testimonianze architettoniche nelle strutture del Parco archeologico. I più importanti monumenti della città sono, il Castello, la chiesa di S. Filippo, la chiesa di S. Domenico, Palazzo Calvino, la cattedrale di S. Andrea Apostolo, l’abbazia della SS. Trinità.
La cittadina di Acerenza è costruita in cima a una rupe, attorno alla sua cattedrale cistercense. Piccolo gioiello medievale, è caratterizzata da stradine lastricate, da eleganti portali in pietra e da una miriade di grotte-cantine scavate nella roccia dove invecchia l’ottimo Aglianico. Questo piccolo centro lucano fu insediamento strategico ancora prima della conquista romana, poi gastaldato longobardo, e infine, nel 1061, contea normanna con Roberto il Guiscardo. E’ alla fine del ‘200 che comincia a delinearsi la struttura urbana della città, la cui impronta medievale è ancora visibile nelle strette vie che si intersecano tra loro. Da visitare, il cinquecentesco Convento di S. Antonio, la chiesa dell’Annunziata, il Palazzo Gala, la secentesca chiesetta di S. Laniero e la Cattedrale dell’Assunta e di S. Canio.
A pochi chilometri a sud di Melfi, una serie di piccoli e graziosi borghi: Rampolla, Barile, Ginestra, Ripacandida e Rionero Vulture, maggior centro di produzione dell’Aglianico DOC. Il Rionero si apre sullo sfondo verde dei boschi del Vulcano ed appare disteso su due collinette rivestite di vigneti. Il suo centro storico è caratterizzato dai settecenteschi palazzi Corona, Granata, Rotondo, Giannattasio, Catenacci, tutti apprezzabili per le linee architettoniche e i portali scolpiti in pietra. Meritano una visita anche la chiesa di S. Marco Evangelista e la chiesetta dei Morti.
Più a sud, verso Potenza, il paesino di Filiano, noto per la produzione del pecorino e per il vicino borgo di Castel Lagopesole, appollaiato sull’alveo dell’antico lago Pesole, che ospita l’imponente castello. Il castello di Lagopesole sorge arroccato su una collina a più di 800 metri. Ultimo sforzo costruttivo di Federico II di Svevia prima della morte nel 1250, i lavori vennero continuati dal figlio Manfredi e completati dagli Angioini sino al 1280, anno in cui il castello venne abbandonato. Passò prima ai Caracciolo e nel 1513 ai Doria. Oggi, grazie all’unicità dei suoi spazi all’aperto e alla sua posizione vicina a Potenza, è la location ideale di eventi e rassegne.

Rionero in Vulture Rionero in Vulture (foto www.aptbasilicata.it)

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Agrituristica del Vulture

Agrituristica del Vulture
L'azienda nasce come iniziativa tesa alla salvaguardia della tradizione lucana, che racchiude nei suoi prodotti una storia ricca di sapori genuini.

Tel. 0971/808757
Sito web: www.agrituristicadelvulture.it
E-mail: [email protected]

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