Agriturismi in Sardegna - Oristano e dintorni
Oristano, Tharros, Arborèa, Macomèr, Bosa

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All’improvviso il verde della macchia mediterranea è interrotto da una nuvola rosa. Non sono i fiori di cisto, ma le migliaia di fenicotteri che eleggono lo stagno di Sale Porcus e gli altri specchi d’acqua della costa occidentale della Sardegna ad abituale dimora invernale, quando il maestrale soffia sul Golfo del Leone. Con i suoi stagni di acqua dolce, le lagune di acqua salmastra, le barene e le dune costiere, la regione intorno a Oristano rappresenta una delle più importanti zone umide d’Europa. Artefici di questo ecosistema prezioso sono le acque del fiume Tirso e il maestrale. Soffiando violento da occidente, il vento ha fatto accumulare nei secoli alte dune di sabbia che hanno ostacolato il deflusso delle acque. La pianura che si stende intorno all’ultimo tratto del fiume era un tempo infestata dalla zanzara anofele. Solo nel XX secolo, grazie soprattutto alle bonifiche degli anni Trenta e alla campagna Rockfeller contro la malaria, è stato possibile coltivare senza rischi terreni fertilissimi dove si producono primizie destinate ai mercati del continente. Anche la Vernaccia, il vino più rinomato della Sardegna, proviene dalle basse viti che si estendono alle spalle delle spiagge del Sinis. La ricchezza di questa costa ha sempre attirato le navi degli stranieri, a iniziare dai Fenici che vi trovarono attracchi sicuri come Tharros, nonché ricche possibilità commerciali grazie all’ossidiana estratta dalle miniere di Monte Arci. Anche i Romani e gli Spagnoli hanno lasciato un’impronta inconfondibile lungo questo tratto di costa.
Oristano, situata al limite settentrionale del Campidano, tra la foce del Tirso e lo stagno di Santa Giustina, è il centro più importante della Sardegna occidentale. La sua origine risale al 1070, e all’abbandono della ricca e potente Tharros, troppo esposta alle incursioni dei pirati. Il periodo tra il 1100 e il 1400 vede una città guidata da sovrani illuminati come Mariano IV e la figlia Eleonora d’Arborèa che arrivarono a controllare quasi tutta l’isola. Il centro storico, corrispondente ai quartieri all’interno delle mura, ormai abbattute, è piccolo e facile da percorrere a piedi. Molti i monumenti da visitare, tra cui il Duomo, la Torre di Mariano II, i Palazzi Siviera e Falchi, la Piazza Eleonora d’Arborèa con i suoi bei palazzi, la chiesa di San Francesco, la chiesa di Santa Chiara, l’Antiquarium Arborense all’interno del neoclassico Palazzo Parpaglia, che ospita diverse collezioni archeologiche provenienti anche dagli scavi di Tharros e una ricca pinacoteca.
A pochi chilometri da Oristano, sul promontorio di Capo San Marco, si trovano i resti dell’antica città di Tharros, fondata dai Fenici intorno al 730 a.C. Grazie alla sicurezza dei suoi attracchi, già nel VI e V secolo a.C. era diventata un fiorente centro portuale, continuando ad espandersi anche all’arrivo dei Romani, nel 238 a.C. L’area archeologica, sospesa tra i due mari, è una delle più affascinanti del Mediterraneo. Della città antica sono stati riportati fino ad oggi alla luce i tre quinti. Una visita nella parte meridionale porta alla città punica e romana con le abitazioni, le terme e i santuari; più a nord, permette di visitare il tophet, le capanne nuragiche del villaggio Murru Mannu e la cinta muraria di età romana.

Tharros Rovine di Tharros

A sud di Oristano, al centro di una piana bonificata in epoca fascista, si trova Arborèa, edificata nel 1930 con il nome di Mussolina. Immerso nel verde dei campi, il paese ha la tipica struttura degli insediamenti littori con interessanti vestigia architettoniche di inizio secolo: l’ex Casa del Fascio, gli edifici della Gioventù Littoria, i fabbricati della Società delle Bonifiche Sarde, la scuola, la parrocchia, il Palazzo del Comune (in stile art Nouveau). Il recente Museo MUB della Bonifica custodisce una raccolta di reperti archeologici, provenienti dalla necropoli romana di S’Ungroni. A circa 9 km si trova il borgo di pescatori di Marceddì sui bordi dello stagno, dominato dalla cinquecentesca Torrevecchia.
All’interno, edificata su un gradino di antiche rocce vulcaniche, si trova Macomèr, un importante centro commerciale, che deve la sua fortuna all’agricoltura, all’allevamento, al settore caseario e alle piccole industrie. Conserva qualche traccia del suo passato, come la bella chiesa di San Pantaleo, esempio di architettura gotica settecentesca di chiara ispirazione spagnola. Non lontano dal centro, a poca distanza dalla strada statale 131, una breve passeggiata porta fino al Nuraghe Santa Barbara, dalla mole imponente che sovrasta una serie di torri minori e di bastioni.
A una sessantina di km da Oristano, in prossimità della costa e sulla destra del fiume Temo, si trovala bella Bosa, dominata dal Castello dei Malaspina. Le origini della città risalgono ai Fenici, anche se il centro era più arretrato, sulla riva sinistra. In epoca medievale, per sfuggire alle incursioni piratesche, il borgo arretrò verso le pendici del colle di Serravalle cercando la protezione dei Malaspina. Dichiarata dagli Spagnoli città reale, Bosa ha sempre mantenuto stretti contatti con la Penisola iberica. Il suo fascino è indiscutibile, con i fabbricati di Sas Conzas che si specchiano nelle acque calme del fiume e il quartiere di Sa Costa tutto stradine e scalinate dove ancora qualche donna siede sull’uscio a lavorare il filet. Da vedere, oltre al Castello Malaspina, la Cattedrale dell’Immacolata, i palazzotti signorili di Corso Vittorio Emanuele II, la Pinacoteca Civica ospitata a Casa Deriu, esempio di abitazione bosana, la chiesa di Nostra Signora di Regnos Altos e la cattedrale di San Pietro Extra muros. Bosa Marina, a poco più di due chilometri dal centro, è dominata dalla torre aragonese ed ha una bella spiaggia riparata, con sabbia scura. La rocciosa Isola Rossa è collegata alla terraferma da un lungo molo di protezione.

Bosa Bosa e il Castello Malaspina (foto www.ringiovanireabosa.it)

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